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* Avviso sul Copyright / Copyright Notice © Antonia Calabrese (IT) Tutte le opere originali presentate in questo sito sono creazioni dell\'autrice Antonia Calabrese e sono tutelate dalla normativa sul diritto d\'autore. È vietata ogni forma di riproduzione, totale o parziale, delle immagini, dei testi e di qualsiasi contenuto presente su questo sito, senza esplicita autorizzazione preventiva dell’autrice (ai sensi del D.lgs. 68/2003). (EN) All original artworks featured on this website are the exclusive property of the author Antonia Calabrese and are protected by copyright law. Any reproduction, in whole or in part, of images, texts, or content from this site is strictly prohibited without prior written consent from the author.

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MAMutazionismo evocativo

MAMutazionismo evocativo

Mamutazionismo Evocativo: una visione artistica tra mito, simbolo e contemporaneitàIl Mamutazionismo Evocativo è uno stile pittorico contemporaneo ideato da Antonia Calabrese, che coniuga arte figurativa, simbolismo e spiritualità attraverso un linguaggio originale e profondamente evocativo. Nasce dall’esigenza di ricollegarsi alle radici mitologiche dell’umanità, risvegliando gli archetipi che abitano l’inconscio collettivo. Questo stile si colloca all’incrocio tra arte sacra, pittura simbolica e ricerca interiore, e si distingue per l’uso di forme riconoscibili, gestualità arcaiche, e presenze divine che affiorano sulla tela come visioni atemporali. * Cos'è il mamutazionismo evocativo?Il termine “mamutazionismo” nasce dalla fusione immaginativa di “mutazione” e “mammuth”, a indicare un’evoluzione che guarda al passato per rigenerare il presente. Si tratta di un movimento artistico personale che si nutre di mito, storia antica e metafisica, trasformando ogni opera in un atto di evocazione archetipica. L'aggettivo “evocativo” sottolinea l’intento principale di questa corrente: richiamare (come in un rituale di evocatio) le forze spirituali e mitiche, rendendole visibili e attive nella dimensione dell’arte. * Caratteristiche dello stileForte contenuto simbolico e mitologico: le divinità greche e romane sono protagoniste, reinterpretate in chiave attuale e spirituale. Presenza umana e divina: l’essere umano è rappresentato in relazione con il sacro, in un dialogo visivo e interiore. Colori intensi, tecniche miste: olio, gouache, acrilici si combinano per dare corpo a visioni dense di significato. Stile figurativo personale: le forme non mirano al realismo accademico, ma alla riconoscibilità emotiva e archetipica. Narratività atemporale: ogni opera è un frammento di mito che agisce nel presente. * Perché il mamutazionismo evocativo è attualeIn un’epoca in cui l’arte spesso si riduce a provocazione vuota o a pura decorazione, il mamutazionismo evocativo restituisce senso, spiritualità e bellezza alla creazione artistica. È una risposta all’aridità contemporanea: un ritorno al sacro come dimensione estetica, non religiosa ma universale. Questo stile trova interesse crescente tra collezionisti, gallerie e appassionati d’arte simbolica e mitologica, che cercano opere capaci di parlare all’anima e non solo agli occhi. [Antonia Calabrese © 2009 -2025] [arte mitologica contemporanea, pittura evocativa, arte simbolica, stile pittorico personale, divinità greche nell’arte, arte sacra moderna, mamutazionismo evocativo, arte e mito, arte spirituale, Antonia Calabrese pittrice, arte archetipica] <blockquote>* Scopri di più</blockquote>Sfoglia la <a target="_blank" rel="nofollow">Galleria delle Opere</a> per immergerti nel mondo del mamutazionismo evocativo. Ogni quadro è un portale verso l’antico, un incontro con il divino, una narrazione senza tempo che parla al cuore di chi guarda. Il ciclo pittorico “Trionfo degli Dei”Ciò che vedete — o, meglio, ciò che vi guarda — è parte di un ambizioso ciclo pittorico che ho intitolato Trionfo degli Dei, iniziato nel 2009 come un atto di resistenza estetica, un’eresia contro l’oblio e la mediocrità. Una ricerca ostinata del bello, del simbolico, del metafisico. Qui il Mito non è citazione colta, ma presenza viva, atemporale, necessaria. Le divinità dell’Olimpo — i nostri padri, i nostri archetipi — non sono scomparse: sono state perseguitate, sì, umiliate, crocifisse dal monoteismo trionfante, ma mai dimenticate. Hanno resistito nei corridoi della letteratura, tra le pagine dei poeti, nei sogni degli artisti. E oggi, attraverso queste opere, ritornano. Ritornano con grazia e potenza, con quella loro giovinezza perenne, quella luce primigenia che squarcia le tenebre del nostro presente anestetizzato. Non sono soltanto immagini; sono presenze, epifanie. Parlano, ammoniscono, curano. Ci ricordano chi siamo e da dove veniamo. In un’epoca in cui l’uomo ha smarrito il sacro, in cui tutto è ridotto a funzione, consumo e rumore, questi Dei tornano per scompigliare l’ordine sterile, per riaccendere il fuoco dello spirito. Non sono consolazioni decorative: sono interventi divini nel caos dell’oggi. Sono i numi della nostra inquietudine. Che li si tema o li si veneri, poco importa. Restano simboli eterni, specchi profondi dell’anima collettiva. Parlano di amore e di distruzione, di bellezza e abisso. E soprattutto parlano ancora: hanno ancora molto da dire, a chi ha orecchie per intendere. Siamo la loro stirpe. La stirpe degli Dei. Il nostro presente non può essere compreso — né redento — senza un ritorno al Classico, senza immergersi nel pensiero simbolico e rituale dell’antichità, in quella visione del mondo che non descrive, ma evoca. Ed è proprio in questa evocazione che si radica il mio stile, che ho definito “mamutazionismo evocativo”: una mutazione pittorica che non copia, non ripete, ma riattiva l’archetipo, chiama a sé la divinità, come nell’antica evocatio romana. Le mie opere non illustrano: invitano, chiamano, fanno apparire. Rendono di nuovo presente ciò che il tempo voleva cancellare. È arte sacra, non nel senso liturgico, ma nel senso più profondo e pagano del termine: arte che custodisce e risveglia il sacro che dorme in noi [Antonia Calabrese © 2019-2025].

Opere: 57
MAMutazionismo astratto

MAMutazionismo astratto

Stile e Movimento (MAM): Mamutazionismo Astratto 1. OrigineIl mamutazionismo astratto nasce dall’urgenza interiore di rappresentare ciò che non può essere detto, ciò che cambia, muta, si trasforma, si decompone e si ricompone. È un linguaggio visivo nato dalla carne viva dell’istinto, ma forgiato nella consapevolezza del gesto artistico. Non imita la realtà, la smonta. 2. Mutazione come principioLa mamutazione è la forma in divenire. Non è evoluzione lineare, ma esplosione organica e disarticolata della forma e del colore. Ogni opera è un processo, un corpo che si trasforma sotto gli occhi dell’artista e dell’osservatore. Niente è stabile, tutto pulsa. 3. Astratto, ma non neutroL’astrazione nel mamutazionismo non è fuga dalla realtà, bensì sua trasfigurazione. È la realtà interiore, l’archetipo emotivo, la memoria inconscia che prende forma attraverso il colore, la materia, il gesto. L’immagine astratta è viva perché mutante. 4. Materia e gestoLa tecnica è il territorio della libertà e della ribellione. L’olio su carta, supporto prediletto, si lascia penetrare, macchiare, vibrare. Il gesto pittorico non è preordinato: è traccia di una lotta, di un grido, di un’intuizione. La superficie si fa campo di battaglia del sé. 5. Occhio e visioneNel mamutazionismo, l’occhio non è solo organo della vista, ma portale verso altre dimensioni del percepibile. L’“Occhio di Odino” ne è emblema: sacrificare la vista esteriore per accedere alla saggezza interiore. L’arte diventa così atto sciamanico e rivelazione. 6. Contro la sterilità del controlloIl mamutazionismo astratto rifiuta il dominio della forma perfetta, del calcolo, del progetto chiuso. L’opera è aperta, imperfetta, contaminata. È organismo autonomo. L’artista diventa canale, medium, e non architetto. 7. Visione individuale, respiro universaleIl mamutazionismo astratto è un viaggio personale, ma non isolato. È una voce che si aggiunge al coro della trasformazione artistica contemporanea. Chi osserva non deve capire: deve sentire. Non deve decifrare: deve lasciarsi attraversare. Anno del primo battito mamutazionista: [2009] ConclusioneIl mamutazionismo astratto è una dichiarazione d’indipendenza estetica e spirituale. È pittura viva, visione mutante, identità in divenire. È arte che nasce dove finisce la forma e inizia il mistero. (Antonia Calabrese © 2009-2025)

Opere: 24

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Movimento Artistico Mutazionista - sezione 1

Movimento Artistico Mutazionista

Riesaminare alla luce della fine dell’esperienza umanistica, sul fare del giorno di un’era moderna in cui tecnologia e manipolazione del sé stanno avendo la meglio, la situazione attuale dell’arte, induce a considerare la necessità di trovare nuovi modi per limitare, superare e sanare i danni causati dalle logiche di mercato che hanno ampiamente trasformato l’umanità da soggetto a oggetto di consumo. Si necessita un approccio diverso alla realtà, una mutata visione del mondo che rivoluzioni le coscienze liberandole da informazioni falsate e distorte, un umanesimo e una consapevolezza del sé e del gusto estetico inediti. Nello specifico, per quanto riguarda l’arte, vertere allo spostamento dell’attenzione dall’adulterato comunicato propagandistico all’effettivo valore dell’opera d’arte si rende sostanziale per superare le criticità della trasfigurazione artificiale della cultura contemporanea, visiva, estetica e letteraria. Premesso che da tempo tutta una generazione di artisti si è smarrita dietro allo sforzo di realizzare mondi estetici in cui la finzione dell’arte pasticciasse il gusto artistico arrecando il danno della confusa perdita di identità tra vero e falso, autentico e artificioso, MANIFESTO Il MAM è un movimento di pensiero, artistico e letterario che nel vasto panorama culturale contemporaneo si contraddistingue per la presenza di elementi mutazionisti, ovvero di uno o più fattori di mutamento, nella tecnica e nello stile, che costituiscono una discontinuità, un salto, un’azione, una propulsione in senso evoluzionistico del processo creativo e stilistico; Nel complesso delle peculiarità formali che contraddistinguono il periodo storico - artistico contemporaneo spesso stigmatizzandone le varie forme di espressione artistica, il MAM si propone di sollecitare le varie tendenze artistiche verso una più significativa evoluzione del linguaggio attraverso l’individuale mutazione di atteggiamenti, comportamenti e consuetudini; Ravvisa la necessità di procedere ad un cambiamento delle usanze e delle abitudini diffuse nei vari ambienti artistici attraverso significative mutazioni degli attuali stilemi, anche attraverso una maggiore correttezza dei metodi di fruizione dell’arte; Rispetto a usanze e abitudini che immiseriscono l’arte contemporanea di significati e di contenuti sull’onda di mode stabilite da esigenze di mercato, il MAM si pone controcorrente; Non si contrappone a nessuno degli stili, movimenti o tecniche storicizzati, moderni o contemporanei ma ne auspica crescita ed evoluzione, ritenendo che chi si ferma, arretra ma non avanza; Non ricerca il contrasto con nessuno e non si pone volutamente contro alcuno; Ritiene che l’idea che fu alla base dei diversi movimenti e delle diverse correnti artistiche e di pensiero debba essere contestualizzata a quel dato momento storico; Si ispira al concetto scientifico della teoria dell’evoluzione della specie come ampliato dal citologo botanico olandese Hugo de Vries secondo il quale numerose variazioni rispetto alla forma “normale” avvengono attraverso “mutazioni” e “salti”; Accetta il concetto della teoria dell’evoluzione nella parte in cui teorizza, in biologia, il cambiamento all’interno di una popolazione, delle caratteristiche ereditabili col passare delle generazioni, ritenendo che in contemporanea al cambiamento biologico avvenga quello antropologico, sociale, culturale dei popoli; Accetta la teoria dell’evoluzione attraverso selezione naturale applicandola nel campo delle arti con la constatazione che ciò che non ha speciali caratteristiche che determinino un cambiamento rispetto al passato viene col tempo dimenticato; Accetta la teoria di Charles Robert Darwin nella parte in cui fa riferimento ad un “antenato comune” ma ne respinge con decisione l’interpretazione secondo cui tale antenato possa essere stato di una specie diversa, ritenendo che l’intelligenza, l’industriosità, le arti e tutte le attività degli uomini siano la prova che gli esseri umani sono stirpe degli dèi; Ritiene che il termine mutazionismo possa essere inteso come di ampio spettro in riferimento non solo all’evoluzione della specie ma alla cultura in generale; Ritiene che il concetto di evoluzione per mutazioni e salti sia applicabile nel campo di tutte le arti come vera e propria filosofia di rinnovamento; Si propone di diffondere la necessità di una mutazione di atteggiamento che produca nel campo delle arti una vera e sintomatica evoluzione degli stili senza rinnegarne il valore storico e culturale; Suggerisce la necessità di una radicale trasformazione dei metodi di fruizione dell’arte contemporanea allo scopo di una più libera espressione artistica svincolandola dalle logiche di mercato; Sostiene che il mutamento possa e debba consistere nella genialità e nell’ispirazione di ciascun artista reso libero da ogni condizionamento; Afferma che la tecnica personale e il personale talento magistralmente applicati in chiave evolutiva degli stessi, siano l’ottimale superamento degli stili storicizzati; Riguardo agli stili, il MAM afferma che il mamutazionista benché colto, non si sforza di essere uguale né identico a nessuno affinché il suo apporto sia significante nella svolta evolutiva degli stessi; Pur operando nell’ambito di un determinato stile, il mamutazionista è l’unica originale copia esistente di sé e non la copia o il falso d’autore di un altro; Auspica la manifestazione coraggiosa della personale identità e unicità di ciascun artista; L’adesione ideologica, artistica e letteraria al MAM è libera, volontaria e gratuita ed è caratterizzata dalla chiara e manifesta condivisione del pensiero e dei principi che ispirano il MAM. 03 febbraio 2019 (Antonia Calabrese) Archiviato c/o Archivio Internazionale delle Arti Contemporanee [Codice GA 220335]

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Interviste - sezione 1

Interviste

In The Book: Antonia Calabrese, interview DI SILOUD - PUBBLICATO IL10 FEB 2021 Artista e scrittrice indipendente, Antonia Calabrese si dedica all’arte in tutte le sue forme. Oggi l’abbiamo intervistata nelle vesti di scrittrice per l’uscita del suo ultimo libro “Welcome“. Il suo primo romanzo che vuole lasciare il lettore con dei nuovi punti di vista e delle domande, volutamente senza risposta. Nome: Antonia Cognome: Calabrese Età: 62 Città: Prignano Cilento Nazionalità: Italiana Professione: Artista, scrittrice indipendente Parlaci di te Antonia! Sono nata nel salernitano, nell’Alta Valle del Sele, in un comune tristemente famoso perché epicentro del sisma del 1980, Santomenna. Sono cresciuta in collegio, ad Arezzo, vincitrice di una borsa di studio, per cui ho sofferto l’allontanamento dalla mia famiglia a soli dieci anni. Ho completato i miei studi all’Accademia di Belle Arti di Roma e lì ho conosciuto mio marito. Dopo la laurea, ho vissuto una quindicina d’anni a Santomenna e poi mi sono trasferita in Cilento dove vivo tutt’ora, perché il tipo di scuola superiore che aveva scelto di frequentare mio figlio, all’epoca, non c’era nella zona. Dedico molto del mio tempo alla scrittura e alla pittura, un po’ meno alla scultura. Il tempo, in realtà, non mi basta per fare tutto quello che mi piacerebbe e ho molte idee e progetti che forse non riuscirò a realizzare. Com’è nato il tuo amore per la scrittura? Da bambina, alle elementari, avevo qualche difficoltà nel dettato, confondevo la “d” con la “t”. Sono sempre stata convinta che il problema fosse nella pronuncia della maestra che era meridionale, di Scafati. In ogni caso, mio padre, d’accordo con lei, mi acquistò dei libri e m’impose di leggerli: Cuore, La capanna dello zio Tom, le Favole di Perrault, La cieca di Sorrento eccetera. Leggevo molto, e pian piano si affinava anche la mia scrittura cosicché alle medie e alle superiori ero una cima, assai felice dei miei successi. Fu un insegnante di italiano, all’Istituto d’Arte, il professor Bindi, a incoraggiarmi a scrivere. Il giorno degli esami, quando entrai per sostenere gli orali, si alzò in piedi e mi presentò alla commissione dicendo: «Ecco la nostra scrittrice!». Non lo dimenticherò mai e ritengo di dovergli molto. Anche mio padre era convinto che fossi tagliata per la scrittura e m’incoraggiava quando leggeva le poesie che scrivevo fin da piccola. Ricordo la mia prima poesia, che intitolai “La Rosa”, perché papà volle che la leggessi davanti ai suoi amici. A ripensarci ora, mi pare quasi di non essere stata io a scegliere, ma che altri abbiano stabilito per me un cammino da percorrere. Un cammino che in realtà ho trascurato per molti, forse troppi anni, presa da altro. Solo che ho anche altri interessi, altre intuizioni, altre emozioni e voglia di fare: manipolare la creta, ad esempio, dipingere per sentire l’odore dei colori e della vernice fresca, creare, insomma, con le mie mani. Come ho già detto, il tempo non mi basta per fare tutto quello che vorrei. Parecchie le pubblicazioni di cui puoi vantare, qual è quella che ti rappresenta di più? L’emozione più forte, probabilmente, l’ho avuta quando ho letto il mio pezzo e il mio nome sotto il primo articolo pubblicato da “Giornate italiane”. Sono molto affezionata a “Lo Spirito e la Sposa”, un testo di esegesi biblica in cui ho infuso il mio intelletto assieme alla mia anima. Ho molti scritti inediti nel cassetto che non ho ancora deciso di pubblicare. Forse il mio capolavoro si trova fra quelli. Può darsi, in ogni caso, che il volume che mi rappresenta di più sia quello che non ho ancora scritto né mai scriverò. “Welcome” è il tuo romanzo d’esordio, com’è stato passare a questo genere? Fin da ragazza mi sarebbe piaciuto cimentarmi nella stesura di un romanzo, ma temevo di non esserne capace. Quando ho concluso l’ultimo capitolo di “Welcome” ho tirato un sospiro di sollievo e rileggerlo mi ha dato un sottile piacere, una sensazione di appagamento, di soddisfazione. C’è qualche scrittore a che ha “segnato” il tuo percorso letterario? Non saprei, è difficile rispondere, di certo ho amato molto Cesare Pavese e Giuseppe Ungaretti. Ritornando a “Welcome”, come nasce la storia che racconti? Nasce da una intuizione, o ispirazione che dir si voglia. È un libro da leggere di cui preferirei non svelare l’intera trama per non sottrarre al lettore il gusto di scoprirla. Scaturisce esattamente dalle parole del testo, al capitolo primo del libro: “C’è chi dice che un paese muore quando…”. Il fenomeno dello spopolamento che affligge non poco l’entroterra italiano, assieme ai cambiamenti che avvengono nelle nostre vite con l’improvvisa perdita di persone che amiamo, sono gli argomenti centrali della narrazione. Apri delle prospettive e lasci al lettore la possibilità di porsi delle domande, perché questa scelta? Ho scritto dei commentari, in passato, in cui esplicitavo concetti fondati sulle Sacre Scritture e ho pubblicato articoli in chiave biblica. Nel frattempo, sono cresciuta, maturata e anche il mio pensiero religioso e filosofico si è evoluto. È per questa ragione che ho scelto di scrivere un romanzo, di narrare una storia invece che enunciare dimostrazioni. Un argomento importante qual è quello affrontato in “Welcome”, non mi sembrava il caso di imboccarlo col cucchiaino. È un romanzo rivolto a tutti e ho deciso che questo sarà il mio stile anche per ciò che eventualmente scriverò in futuro: raccontare senza commentare, suggerire senza affermare. Voglio che sia il lettore stesso a trovare le proprie risposte agli interrogativi che la vita, talvolta, ci pone. Possiamo aspettarci un seguito di “Welcome”? Un seguito della storia narrata, al momento direi di no. Qualcosa che segua lo stesso filone, invece sì. Ho già iniziato a scrivere un romanzo dal titolo “Un’altra vita”, che spero di concludere entro quest’anno, in cui affronto una tematica simile. Hai altro in cantiere per questo 2021? Spero di concludere il romanzo a cui sto lavorando e di mettere mano a un altro la cui trama ho in mente da tempo. Forse riuscirò anche a pubblicare entro la fine dell’anno il quinto volume della collana “PoeticaMente” delle mie poesie. C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori? Niente più di questo: Acquistate il libro e soprattutto leggetelo, ne vale la pena. È un testo scorrevole e di lettura piacevole che affronta con delicatezza un argomento complesso e di indubbia attualità. (Intervista e articolo di Siloud - https://siloud.com/2021/02/10/inthebook-antonia-calabrese-interview/)

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